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Lucca - Parco delle 100 Fattorie Romane: una triste evoluzione

Il Sito archeologico cosiddetto delle “100 Fattorie Romane” si trova appena fuori la città di Lucca, presso l’uscita autostradale di Capannori della A11.

Questo insieme di siti archeologici scavati e in (forse) fase di scavo, che comprendono un insieme di epoche a partire dall’età del bronzo fino a quella romana, si trova, da quello che ho potuto verificare durante la mia visita di giovedi 14 Agosto 2008, in uno stato di triste e deprimente abbandono rispetto ad una mia visita di un anno fa.

I siti visitabili, raggiungibili tramite una strada sterrata percorribile con qualche difficoltà per le vetture più basse, sono tre: il Palazzaccio, le fattorie di Fossa Nera “A” e “B”. Mentre gli scavi nelle aree delle due fattorie summenzionate sono ormai da tempo compiuti e cartelli ne testimoniano storia, dimensioni e ricostruzione, il sito di Palazzaccio è ancora in fase di scavo.stato avanzamento scavi

Proprio quest’ultimo sito è quello che versa nelle condizioni peggiori; i reperti rinvenuti, mura perimetrali, resti di laterizi e resti di suppellettili di un probabile “castrum” difensivo sorto  adattando probabilmente un precedente abitato per scopi difensivi sono coperti in malo modo con teli ed esposti all’incuria del tempo e di possibili sottrazioni o vandalismi vari. La campagna di scavi sembra sospesa o abbandonata per motivi a me sconosciuti, si vedono i fili di delimitazione ancora presenti sul terreno, mentre a lato si può notare un cumulo di detriti di vario genere, laterizi e pezzi di anfore.resti di anfore e laterizi vari

Nel sito di fossa Nera “A” , tipica fattoria di epoca Giulio-Claudia di medie dimensioni vicino al paleoalveo del fiume Auser(l’odierno fiume Serchio)un tempo era visibile un cosiddetto “palmento” per la produzione del vino, luogo in cui avveniva la pigiatura dell’uva per produrre il mosto che veniva riposto in grandi vasche, ora un triste velo di terra e verde ricopre ormai tutto e le stanze sono osservabili solo nelle foto presenti sul cartello.Resti perimetrali della fattoria romana

Il Sito di Fossa Nera “B”  è stata portata alla luce una fattoria di età tardo-repubblicana, con notevoli mura perimetrali , al cui interno vi sono diverse strutture molto interessanti, una vasca per vino del Isec.d.C., una pressa per olio e una fornace per laterizi di epoca Giulio-Claudia, ma purtroppo tutte queste pregevoli strutture sono ormai scomparse alla vista nel giro di un anno totalmente coperte da fango e erba, per cui oggi un praticello cosparso da fiori di campo delimitato dalle fondazioni delle mura è tutto quello che si può osservare, il tutto delimitato da una rudimentale recinzione  fatta da un filo di ferro e pali di ferro.

Certamente un minimo interessamento delle competenti autorità di belle arti del territorio avrebbe potuto evitare un nuovo e triste “insabbiamento” di preziose testimonianze del nostro passato; basterebbe coprire con una tettoia le parti più delicate dei due siti e scavare una canalizzazione per evitare un nuovo insabbiamento del sito.

sito fossa nera B

Caius Sentius Maximinianus Caesar

Minoa Eraclea

Il sito dell’ antica Heraclea Minoa,(AG) sulla sinistra del Fiume Platani (antico Halikos) è oggi denominato Capobianco da uno sperone marmoso proteso nel mare all’ estremità sud-occidentale dell’ altopiano su cui si estendeva la città antica. In età storica Minoa è citata da Erodoto come colonia selinuntina, a proposito della spedizione spartana di Dorieo in Sicilia, dopo il cui fallimento Eurileonte occupa la città (fine del VI sec. a.C.). Intorno a quel tempo si colloca il successo agrigentino su Minoa. Successivamente a questi avvenimenti Minoa dovette cadere stabilmente in potere ad Akragas per tutto il V secolo a.C.. Così Terone, tiranno di Agrigento (488-473 a.C.), vi scoprì la tomba di Minosse e ne restituì le ossa ai Cretesi (Diod. IV, 79, 4), e nel 465-461, nelle guerre conseguenti alla caduta dei Diomenidi, la città fu occupata da mercenari siracusani, e quindi liberata dagli Agrigentini e Siracusani. Al cadere del V sec. a.C., scoppiata la guerra tra cartaginesi e greci in Sicilia, Minoa dovette essere presa dai Cartaginesi prima della caduta di Akragas nel 406 a.C.. Nel 277 viene tolta ai Cartaginesi da Pirro. Nell’ ordinamento della provincia di Sicilia, quale conosciamo da Cicerone, fu tra le civitates decumanae. Verso il termine del I sec. a.C. la città dovette essere abbandonata, come suggeriscono il silenzio delle fonti e l’ assenza di ceramica aretina negli scavi. Molto più tardi, nel V sec. d.C., nella pianura a nord della città, in prossimità dell’area della necropoli arcaica, si stabilì una fattoria e le collinette a monte si foracchiarono di radi arcosoli paleocristiani. La zona archeologica attiene all’area della città antica e quanto è in vista si riferisce al periodo ellenistico, dal IV al I sec. a.C..

Benchè molti restauri siano stati fatti , o sono tuttora in corso, la custodia di questo importante sito  lascia molto a desiderare in quanto,per esperienza diretta, posso dire che chiunque vi può accedere e asportare reperti, quali cocci di vasellame ed eventualmente qualsiasi altro oggetto rinvenuto.Ora questa non vuole essere una critica a quanti sono preposti alla salvaguardia dei siti archeologici ma al generale stato di degrado ed incuria in cui versano molti di questi.Si veda a riguardo lo stato di emergenza dichiarato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali  riguardo Pompei.Occorre quindi che il suddetto organo governativo preposto all salvaguardia dei nostri tesori archeologici si impegni maggiormente per una radicale difesa dei nostri patrimoni,coinvolgendo regioni e comuni affinchè chiunque in futuro potrà giovarsi di queste bellezze che appartengono alla nostra storia ed alla nostra cultura.

Aspetto i vostri commenti…….

Marco La Franca

lafrancamarco@yahoo.com

Dichiarato lo stato d’emergenza del sito archeologico di Pompei.

Anche se dichiarato in luglio, prima dell’apertura di questo blog, non possiamo non riportare la notiza della decisione presa in seguito allo stato di gravità ed emergenza che uno dei siti archeologici più belli del mondo ha raggiunto.

Il sito di Pompei visto dall'ingresso di Porta Marina (foto Libero)

Dopo anni in cui tutto lo squallore e l’incuria era (ed è) sotto gli occhi dei turisti, il MIBAC - Ministero per i Beni e le Attività Culturali si è svegliato dal torpore e ha dichiarato il 4 luglio lo stato di emergenza.

Qui le ultime dalle due principali testate italiane della carta stampata, il Corriere della Sera e Repubblica.

Aspettiamo commenti e altre segnalazione per seguire il destino del sito campano, patrimonio mondiale dell’UNESCO.

milko@progettopharus.org