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Il degrado di Pompei

 

Questo è un articolo del 22 Gennaio scorso della dott.ssa Eva Cantarella ordinario di Istituzioni di diritto romano all’ università di Milano, esperta di cultura classica ed autrice di libri che hanno raccontato anche al grande pubblico la vita ai tempi dei greci e dei romani ci descrive lo stato di incuria in cui volge il sito archeologico ma sopratutto le antiche iscrizioni sui muri della città.

Benchè il sito sia stato commissariato, molti ancora sono i provvedimenti da prendere a tutela del sito.

“Un degrado progressivo e visibile. Nel quale precipita, anno dopo anno, il sito archeologico di Pompei. Ma le condizioni degli Scavi sono legate a quelle del contesto. Se non si risana il territorio, non credo sia possibile salvare l’ antica Pompei».   «Non so cosa stia succedendo con il commissariamento deciso qualche mese fa dal governo. So, però, che la situazione deve essere davvero grave se uno studioso straordinario come il sovrintendente Piero Giovanni Guzzo non è riuscito ad imporre una svolta, a scongiurare che il degrado si porti via le testimonianze di cui è ricco quel sito».  Ma anche le scritture di strada, le iscrizioni che a Pompei sono presenti numerosissime, sono perennemente minacciate dal degrado che rosicchia la città antica. «Manco da Pompei da circa un anno  ma sono preoccupatissima per quel che ho visto durante le mie ultime visite: il degrado di molti edifici, le coperture delle case fatte in maniera approssimativa, i dipinti che sbiadiscono perché non sono protetti. Non ho riscontrato sporcizia o incuria nelle strade, come invece spesso sento raccontare. Ma è chiaro che c’ è qualcosa, non so cosa, che impedisce di fare di più. Non bisogna essere profondi conoscitori della zona per capire che il disordine di Pompei è connesso al disordine del tessuto urbano circostante. Gli Scavi e il contesto non possono essere analizzati e osservati separatamente l’ uno dall’ altro. E se non si affrontano i problemi del tessuto circostante, non si risolvono quelli di Pompei». «A proposito di iscrizioni, ad esempio. C’ è quella celebre della Taverna di Asellina, firmata da molte donne: appena qualche anno fa era ben leggibile; ora la si vede appena». Spariscono i nomi di Aeglae, di Maria, di Smyrna; sparisce il nome della stessa Asellina. «Quelle scritture di strada sono come luci che si accendono su scene di vita delle donne. Sono fondamentali, e non solo per ricostruire la condizione femminile nell’ antichità». Sono fondamentali, «ma abbandonate. All’ estero, anche in siti archeologici non particolarmente famosi, le iscrizioni vengono coperte, isolate, tenute a una certa temperatura, quasi come fossero quadri in un museo. Mi rendo conto che non si può fare altrettanto con le migliaia di iscrizioni di Pompei, per il fatto stesso che sono così numerose. Non si può fare altrettanto, ma almeno qualcosa”.

Marco La Franca

lafrancamarco@gmail.com

Dichiarato lo stato d’emergenza del sito archeologico di Pompei.

Anche se dichiarato in luglio, prima dell’apertura di questo blog, non possiamo non riportare la notiza della decisione presa in seguito allo stato di gravità ed emergenza che uno dei siti archeologici più belli del mondo ha raggiunto.

Il sito di Pompei visto dall'ingresso di Porta Marina (foto Libero)

Dopo anni in cui tutto lo squallore e l’incuria era (ed è) sotto gli occhi dei turisti, il MIBAC - Ministero per i Beni e le Attività Culturali si è svegliato dal torpore e ha dichiarato il 4 luglio lo stato di emergenza.

Qui le ultime dalle due principali testate italiane della carta stampata, il Corriere della Sera e Repubblica.

Aspettiamo commenti e altre segnalazione per seguire il destino del sito campano, patrimonio mondiale dell’UNESCO.

milko@progettopharus.org